La direttiva Emission Trading (ET)

La Comunità Europea non ha atteso l'entrata in vigore ufficiale del Protocollo (16 febbraio 2005) ed ha preventivamente istituito, a partire dal 1° gennaio 2005, un sistema che regola in modo del tutto simile all'Emissions Trading internazionale lo scambio di quote di emissioni tra le imprese situate nei Paesi membri. Il sistema europeo di scambio delle emissioni o EU ETS (European Emissions Trading Scheme) fissa dei limiti per le emissioni di anidride carbonica a più di 11.000 impianti in tutta Europa, ma permette che i diritti ad emettere anidride carbonica (che sono chiamati quote di emissioni di carbonio europee, EUA) possano essere commercializzati. Il sistema EU ETS prevede due fasi: La prima fase inizia il 1 Gennaio 2005 e termina il 31 Dicembre 2007.

A tal fine, l'Europa ha adottato la direttiva 87/2003, che rientra nel Programma europeo relativo ai cambiamenti climatici. La direttiva, entrata in vigore il 25 ottobre 2003, crea un mercato delle quote a livello comunitario in base all'idea che le emissioni vengono ridotte dove è più conveniente. Durante il primo periodo di Kyoto (2008-2012), l'EU ETS, entrerà nella sua seconda fase e si integrerà nell'Emissons Trading internazionale previsto dal Protocollo: le EUAs (quote europee) saranno convertite in AAUs (quote di Kyoto). L'articolo 25 della Direttiva 87/2003/CE prevede, inoltre, il collegamento ad altri schemi di commercio delle emissioni compatibili con quello di Kyoto.

La Direttiva 101/2004/CE (nota come Direttiva Linking) regola l'utilizzo dei crediti derivanti dai progetti che si sviluppano nell'ambito degli altri due meccanismi flessibili (CDM e JI), all'interno dell'EU ETS, per l'adempimento degli obblighi di riduzione. In particolare la Direttiva Linking consente l'uso delle CERs a partire dal 2005 e delle ERUs a partire dal 2008. l'uso di CERs e ERUs sarà analogo a quello delle quote (EAUs). Nella seconda fase dell'EU ETS ogni Stato Membro dovrà fissare un limite all'uso di CERs e ERUs nel proprio Piano Nazionale di Allocazione. L'uso dei crediti da progetto (CDM e JI) allo scopo di adempiere agli obblighi di riduzione è consentito sia nel periodo pre-Kyoto sia nel primo periodo di Kyoto, ma con regole piuttosto complesse rispetto alle possibilità di utilizzo.

I settori industriali regolati dalla direttiva ET

Nel primo triennio (2005-2007), lo schema ET riguarderà le emissioni di biossido di carbonio di grandi impianti di combustione con una potenza calorifica di combustione superiore a 20 MW, ad eccezione di quelli per i rifiuti pericolosi e urbani. Appartengono inoltre allo schema le raffinerie di petrolio, le cokerie, gli impianti per la produzione e trasformazione dei metalli ferrosi, l'industria dei prodotti minerali (cemento, calce, vetro, fibre di vetro, prodotti ceramici) oltre una data capacità, e gli impianti per la fabbricazione di pasta per carta, carta e cartone.

Come funziona la direttiva ET

Per poter emettere gas ad effetto serra in atmosfera, gli impianti che fanno parte dello schema ET hanno bisogno di un'autorizzazione rilasciata dall'Autorità Nazionale Competente (ANC). Il monitoraggio e il reporting delle emissioni sono obblighi connessi all'autorizzazione ricevuta, così come l'obbligo di restituire annualmente un quantitativo di quote corrispondente esattamente alle emissioni di CO2 dell'impianto, calcolate per l'anno solare precedente.

Se un operatore possiede un quantitativo di quote inferiore alle emissioni dichiarate, dovrà acquistare quote sul mercato. Se, al contrario, l'operatore possiede un quantitativo di quote superiore alle emissioni dichiarate, può vendere quote o tenerle per gli anni successivi.

Qualora l'operatore non restituisca l'esatto ammontare di quote, andrà incontro irrevocabilmente al pagamento di specifiche sanzioni per ogni tonnellata di CO2 non coperta dalla restituzione delle quote.

I vantaggi del sistema

Per disporre di un numero sufficiente di quote, gli Operatori possono scegliere tra queste due possibilità:

 

 

Le emissioni verranno ridotte in quelle imprese dove la riduzione può essere ottenuta ad un costo inferiore. Le imprese che riducono le proprie emissioni disporranno di un surplus di quote che potranno vendere a quelle imprese che non possono ridurre le emissioni se non a un costo elevato, per le quali è più conveniente acquistare quote. Complessivamente, il risultato è lo stesso, ma il costo totale è minore, dal momento che il commercio di quote bilancerà i costi tra i singoli Operatori.

L'ET europeo e il protocollo di Kyoto

A partire dal 2008, quando l'ET sarà attuato a livello globale secondo il protocollo di Kyoto, il commercio di quote potrà avvenire non solo tra le imprese ma anche tra i Paesi.

Il principio è lo stesso: per alcuni paesi i costi legati alla riduzione di emissioni di gas a effetto serra saranno più alti che altrove; questi paesi avranno dunque la possibilità di ottenere quote di emissioni supplementari, investendo in progetti finalizzati a ridurre le emissioni in altri paesi o semplicemente acquistando quote sul mercato internazionale. Per contro, un Paese che realizza una significativa riduzione delle sue emissioni di gas a effetto serra grazie a politiche e misure efficaci, può vendere il surplus di quote ad altri Paesi chehanno superato il volume di emissioni autorizzato dal Protocollo di Kyoto.

Anche in questo caso, il sistema di scambio di quote di emissione consente di ripartire gli sforzi in modo economicamente efficace: gli obiettivi di riduzione vengono rispettati, ma i costi complessivi sono meno elevati.

Il Piano Nazionale di Allocazione (PNA)

In base alla direttiva ET, ogni Stato membro della UE stabilisce l'ammontare totale di quote di emissione che intende utilizzare durante il triennio che inizia con il 1°gennaio 2005, e la conseguente assegnazione di queste quote agli Operatori dei diversi impianti. Questa decisione è pubblicata almeno tre mesi prima dell'inizio del triennio e si basa sul Piano Nazionale di Allocazione (PNA) delle quote. Nell'ambito di questa decisione, ogni Stato membro tiene anche conto delle quote di emissione che devono essere messe da parte come riserva per i nuovi entranti.

Lo scopo della direttiva ET è che le emissioni dei settori industriali interessati rimangano entro i limiti della quantità totale di emissioni definita nel PNA.

Il PNA è redatto periodicamente: il primo periodo è il triennio 2005-2007; in seguito verrà redatto ogni cinque anni (2008-2012; 2013-2017; ...) per i periodi di adempimento del Protocollo di Kyoto. Entro il 28 febbraio di ogni anno, l'Autorità competente rilascia agli Operatori dei diversi impianti la parte di quote di emissione loro assegnate per quell'anno, secondo il PNA.

Il mercato delle quote, i Registri e le piattaforme di scambio

Da un punto di vista legale, il sistema di commercio delle quote non stabilisce come e quando ha luogo lo scambio. Le imprese vincolate dalla direttiva possono commerciare le quote direttamente tra loro o avvalersi di un broker, una banca o altri intermediari. Possono inoltre svilupparsi mercati organizzati a tal fine. Il prezzo delle quote è stabilito in base alla domanda e all'offerta come in qualsiasi libero mercato e, trattandosi di un mercato pan-europeo, è influenzato da molti fattori. Lo schema ET, infatti, è basato su decisioni politiche, che possono a loro volta influire significativamente sul prezzo delle quote. Lo sviluppo delle emissioni, ad esempio, dipende dallo sviluppo economico generale in Europa, dalle condizioni climatiche e dal prezzo dei carburanti.

Condizione prima e necessaria per l'attuazione del sistema di ET europeo (EU ETS), è la creazione e la gestione di un sistema elettronico di Registri. Questo sistema è separato dalle operazioni commerciali. I Registri sono delle banche dati elettroniche: ogni Stato membro istituisce il proprio Registro nazionale dove vengono tenute le quote. Il sistema è formato dai Registri nazionali dei 25 Stati membri della Comunità europea interconnessi tra loro attraverso un Registro centrale a livello europeo (CITL). Il CITL effettua controlli automatici su ogni trasferimento di quote, per garantire il rispetto delle regole della direttiva ET. È possibile trovare un elenco dei Registri nazionali operativi sul sito europeo del CITL Un Registro è simile a un sistema bancario on-line, che tiene traccia della proprietà del denaro nei conti ma non degli accordi presi nel mercato dei beni e dei servizi, che sono all'origine del trasferimento di denaro. Il Registro quindi non è un mercato, ma le quote vengono scambiate in base alle decisioni prese dai partecipanti nel mercato.

L'ANC apre un conto nel Registro nazionale per ogni impianto che ricade nell'ambito di applicazione della direttiva ET; successivamente riversa su ciascun conto le quote stabilite in base al PNA. Le quote possono essere trasferite tra i diversi conti, all'interno dello stesso Registro o tra Registri diversi. Il Registro serve a monitorare il rilascio, il possesso, il trasferimento, la restituzione e la cancellazione delle quote. La supervisione dell'ANC è soprattutto concentrata sulla conformità degli Operatori con le condizioni della loro autorizzazione, sulla verifica delle loro emissioni, e sulla restituzione delle quote dovute. Oltre agli impianti sottoposti ad obblighi di riduzione, ogni persona o altra organizzazione interessata a comprare o vendere quote sul mercato, può aprire un conto nel Registro.

Le piattaforme di scambio delle quote di emissione sono iniziative private che aiutano gli utenti nella ricerca e nella negoziazione delle transazioni di vendita delle quote. Attualmente le piattaforme non sono collegate ai Registri nazionali, ma in un prossimo futuro ci sarà questa possibilità. Le transazioni, comunque, possono essere confermate solo attraverso il Registro, che esamina e garantisce che le transazioni avvengano solo secondo i rispettivi diritti di emissione. Dato che le quote sono di fatto una merce, le transazioni sono soggette alle regole generali del trasferimento di merci. Quando venga raggiunto un accordo tra il venditore e il compratore circa la merce e il prezzo, e si ottenga l'approvazione del Registro, la transazione è registrata nei conti delle parti interessate sotto forma di credito e debito: in altre parole, ogni accordo tra venditore e compratore è condizionato dall'approvazione del Registro, e solo dopo che la transazione è stata portata a termine nel Registro le quote di emissione possono considerarsi trasferite e il compratore ne diventa il proprietario.

Il valore delle quote è stimato dal valore di mercato al momento dell'acquisto. Le stime correnti indicano un prezzo che oscilla intorno ai 25 Euro per tonnellata di CO2.

A causa del loro valore di mercato, le quote di emissione devono essere incluse nella contabilità industriale come costi di produzione. Le quote assegnate gratuitamente rappresentano costi opportunità in misura del loro valore di mercato, dal momento che è possibile venderle qualora l'azienda riducesse le proprie emissioni. Di conseguenza, in futuro i profitti dovranno coprire non solo i costi delle materie prime, gli effettivi costi di produzione, e le spese generali, ma anche il valore delle quote di emissione di cui ha bisogno l'azienda.